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EPOCA ROMANA:

Tra le arti orafe più significative dell'antichità si colloca quella degli etruschi, insediati nell'Italia settentrionale, nel territorio oggi occupato dalla Toscana, verso la fine dell'VIII secolo a.C. La loro fama è legata soprattutto all'uso della tecnica della granulazione, per creare dei motivi decorativi sulle superfici dei monili d'oro.

Tale civiltà raggiunse l'apice tra il 700 ed il 500 a.C., sopraffatta dai romani nel III secolo a.C., i quali fecero proprie alcune tecniche di lavorazione.

Nella civiltà romana, l'uso dell'oro era scoraggiato in campo ornamentale in quanto veniva quasi interamente devoluto per mantenere l'esercito nelle campagne militari. Solo a partire dal periodo imperiale (dal 27 a.C.) cominciarono ad essere disponibili maggiori quantità di oro. Prendendo spunto inizialmente dagli stili delle civiltà dominate, i romani svilupparono successivamente un proprio stile caratterizzato da montature semplici e pesanti con grande uso di gemme colorate che venivano perforate per infilarle su un filo d'oro.

Tecniche di lavorazione tipiche romane furono l'opus interrasile, (una lavorazione a traforo del metallo) e la tecnica del niello (uno smalto nero usato per decorare). A partire dal I secolo d.C. si riscontrano reperti quali bracciali costituiti da semisfere d'oro accoppiate ed orecchini costituiti da sfere d'oro o pietre in forma arrotondata sospese ad un filo d'oro verticale. Tra il I ed il IV secolo d.C. si attesta l'apprezzamento per i bracciali a serpente indossati a coppia, e collane, anelli ed orecchini con gemme o doppi globi.